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La scrittura per arpa

Nella scrittura di una partitura originale o nelle orchestrazioni di brani pre-esistenti si pone spesso il problema di inserire una o più parti per arpa, strumento apprezzatissimo per il suo timbro evocativo e per i suoi effetti coloristici ma poco conosciuto in quanto a tecniche costruttive ed esecutive. In ambito virtuale, come sempre, tutto è possibile, ma prefiggendoci lo scopo di ottenere un risultato realistico e verosimile dovremo considerare le limitazioni di questo strumento, sia quelle dovute alle caratteristiche costruttive sia quelle relative al particolare sistema di accordatura e intonazione delle note, tanto più se la composizione sarà destinata all’esecuzione dal vivo.

Al di là delle tecniche usate ed abusate nella scrittura di colonne sonore, relative principalmente all’esecuzione di arpeggi e glissandi, per i quali tra l’altro, esistono già numerosi campionamenti, la scrittura di parti destinate specificatamente all’arpa implica la considerazione di due questioni:

  1. accordatura diatonica;

  2. modifica dell’accordatura base tramite pedali.

Innanzitutto va puntualizzato che in questa occasione ci si riferisce all’arpa classica, utilizzata nell’orchestra sinfonica Essa dispone di 47 corde disposte secondo la struttura della scala diatonica (ossia la tipica struttura delle scale maggiori) molto simile, quindi, ad una tastiera di pianoforte privata dei tasti neri, con la seguente estensione:

estens arpa

L’accordatura base corrisponde alla tonalità di Do bemolle maggiore, quindi scorrendo le dita per tutta la sua estensione otterremo una scala con sette bemolli, senza alcuna possibilità di suonare note alterate. Ora va considerata la seconda questione, ovvero l’impiego dei pedali. Ogni corda, infatti, resta tesa fra una chiave, posta in alto, utilizzata per l’accordatura, e un meccanismo azionato da un pedale collocato alla base dello strumento, detta “zoccolo”. Lo zoccolo dispone complessivamente di sette pedali, uno per ciascuna nota, di cui tre gestiti dal piede sinistro e gli altri quattro dal piede destro (vedi figura sotto).

pedali arpa

L’assegnazione delle note ai pedali segue, da sinistra a destra, la seguente disposizione, :

  • RE – DO – SI (piede sinistro) – l – MI – FA – SOL – LA (piede destro)

Ogni pedale aziona un meccanismo collegato a tutte le corde accordate sulla relativa nota. Inoltre, come mostrato nell’immagine sopra, ogni pedale dispone di tre “tacche” ognuna delle quali produce una tensione della corda sempre maggiore e quindi una nota progressivamente più acuta, secondo le seguenti corrispondenze:

  • prima tacca (in alto) = nota con bemolle (es: primo pedale RE bemolle);

  • seconda tacca (intermedia) = nota naturale (es: primo pedale RE naturale);

  • terza tacca (in basso) = nota con diesis (es: primo pedale RE diesis)

Ciò significa che mantenendo i sette pedali nella prima tacca (tutti bemolli), che rappresenta la posizione di “riposo”, l’arpa viene accordata nella tonalità di DO bemolle maggiore, spostandoli nella posizione intermedia l’accordatura verrà modificata nella tonalità di DO maggiore, infine impostando la terza posizione otterremo la tonalità di DO diesis maggiore. Posizionando ogni pedale su determinate tacche potremo “ricostruire” qualsiasi tipo di scala, ad es. per eseguire la scala o l’accordo di mi bemolle maggiore dovranno essere spostati sulla tacca intermedia (note naturali) i pedali relativi alle note do, re, fa e sol, mantenendo gli altri tre, mi, la e si nella posizione superiore (note con bemolli).

La principale limitazione di questo complesso sistema riguarda, quindi, l’esecuzione di movimenti cromatici, che richiedono il ricorso intensivo a note alterate, tanto più quando si tratti di progressioni e accordi. Infatti, il movimento dei pedali nell’esecuzione di note molto ravvicinate produce un fastidioso effetto di “slide” o portamento, udibile soprattutto nelle corde più lunghe. L’arpista, quindi, dovrà rimediare cercando di silenziare le corde in vibrazione con la mano e successivamente (o per meglio dire, quasi simultaneamente) azionare uno o più pedali, nel più breve tempo possibile. Perciò in fase di scrittura, andrà sempre tenuto conto del numero di alterazioni inserite simultaneamente, e dei relativi pedali che dovranno essere azionati: un numero maggiore di pedali richiederà un tempo relativamente più lungo per spostarli, fino alla situazione più complessa, il passaggio a tonalità con sette diesis o sette bemolli, sempre tenendo conto che potranno essere azionati solo due pedali alla volta.

D’altra parte questo effetto di portamento può essere utilizzato intenzionalmente in determinati contesti, ad esempio nella musica contemporanea, in tal caso l’effetto dovrà essere segnalato nella partitura con apposita notazione:

es slide 3

In genere gli arpisti preferiscono annotare personalmente sulla propria parte tutte le operazioni necessarie all’esecuzione di un brano, tuttavia l’autore, oppure l’orchestratore, potrà inserire alcune indicazioni relative all’uso dei pedali.

Vi sono due modi di notare i cambiamenti:

1) mettendo in evidenza le note che andranno alterate immediatamente prima di un glissando, arpeggio o altra figurazione, utilizzando la notazione anglosassone (A, B, C, ecc):

es lettere

In questo caso, per consentire la vibrazione continua dello stesso suono ripetuto (do diesis) vengono impiegate due corde alternate impostando per la seconda la relativa nota enarmonica (re bemolle).

2) In alternativa può essere utilizzato un diagramma costittuito da elementi grafici che visualizzano i sette pedali (tre +quattro) posizionati sulle tre tacche (alta, intermedia, bassa). Nel seguente esempio è rappresentato il cluster re naturale, do diesis, si diesis, mi bemolle, fa bemolle, sol diesis, la diesis

diagramma-arpa-jpeg

Nel passo seguente il diagramma indica le impostazioni per l’esecuzione dei due arpeggi: re, do diesis, si diesis, mi, fa diesis, sol diesis, la.

es grafico 2

Quando vengono inseriti glissandi con diversi cambiamenti di note è consigliabile notare interamente la prima ottava della scala impiegata.

es grafico 3

Quindi, ricapitolando sarà bene considerare sempre alcuni punti fondamentali nella scrittura di una parte per arpa:

  • in un unico accordo arpeggio o glissando evitare sempre l’inclusione della stessa nota con due alterazioni differenti: ad esempio re bemolle – re diesis. Le stesse note potranno essere eseguite inserendo le rispettive note enarmoniche: re bemolle – mi bemolle oppure do diesis- re diesis;

  • scale, progressioni di accordi e arpeggi dovranno essere configurati in modo tale da consentire il movimento dei pedali necessari all’esecuzione delle alterazioni;

  • ad un maggiore numero di alterazioni inserite corrisponde un tempo più lungo per lo spostamento dei pedali.

Sono eseguibili anche scale e glissandi non diatonici, basati su sistemi che includono meno di sette note, come scale esatonali, pentatoniche oppure glissandi basati su accordi di settima. In tal caso le corde delle note non utilizzate andranno a formare degli unisoni sfruttando le note enarmoniche. Ad esempio per eseguire un glissando sull’accordo di settima diminuita DO – MIb – SOLb – LA (ossia Si doppio bemolle) basterà impostare i pedali del RE, FA, SI in modo da formare degli unisoni con le note dell’accordo, impostando le note SI diesis (=DO), Re diesis (=MIb) e FAdiesis (=SOLb).

Infine, va ricordato che nei grandi organici orchestrali vengono spesso utilizzate due o più arpe, oltre che per ragioni di “volume”, anche per consentire il rapido alternarsi di armonie diverse, che richiederebbero cambiamenti troppo rapidi nell’accordatura di una singola arpa.

Nel seguente video alcuni esempi pratici delle questioni appena trattate.

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